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Cannabis “light”. Libera vendita o divieto assoluto? Presentate quattro risoluzioni alla Camera e previsto un ciclo di audizioni - 08.01.2019

07 GEN - Il Parlamento interviene sul tema della cannabis "light" e lo fa con 4 diverse risoluzioni presentate da Pd, FdI, Leu e Gruppo Misto in Commissione Affari Sociali. Come già annunciato lo scorso dicembre, a queste dovrebbe aggiungersene un'ulteriore da parte del M5S. In settimana dovrebbe inoltre essere ufficializzato il calendario di un ciclo di audizioni sulla materia.
 
Ma cosa viene richiesto in queste risoluzioni? Tutti i testi richiedono chiarimenti sulla situazione venutasi in questi anni a creare sia con l'entrata in vigore della legge 242/2016 (Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa) che con la pronuncia dell'aprile 2018 da parte del Consiglio superiore di Sanità che, nel parere reso al Ministro della salute, non ha escluso la potenziale pericolosità dei prodotti a basso contenuto di Thc. 
 
Ricordiamo che la ratio alla base della legge 242/2016 era quella di rilanciare l'industria del settore facendo sì che non fosse più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. La percentuale di Thc nelle piante analizzate può inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. La questione dirimente è il fatto che le infiorescenze di canapa possono essere per legge coltivate e vendute, ma possono essere utilizzate solo come prodotto da collezione. 
Da una parte, dunque, la natura della legge è solo per fini agricoli e gli stessi rivenditori lo sanno, con tanto di etichette sulle bustine nelle quali si specifica che si tratta di un prodotto da collezione non adatto alla combustione; mentre dall'altro in questi anni c'è stato un boom di punti vendita  con l'offerta di pipette e quant’altro per ‘fumarsi’ la propria canna ‘legale’. 
Sul tema lo scorso giugno era intervenuta la stessa ministra della Salute, Giulia Grillo, che in un'intervista aLa Stampa dichiarava: "Il Css è un organo consultivo, chi decide è il governo. Non c’è emergenza o prova di nocività che giustifichi le chiusure, casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore”.
 
Tornando al contenuto delle risoluzioni, le richieste sono tra loro molto diverse. Ai due estremi troviamo, da una parte quella a prima firma Silvia Benedetti (Misto), nella quale si chiede di adottare un'apposita iniziativa normativa che riconosca che "tutti i prodotti derivati dalla canapa sativa, senza distinzione tra prodotti a base di semi o a base di infiorescenze,possano essere utilizzati nella preparazione di alimenti e cosmetici". Si richiede, inoltre, "una chiara e precisa iniziativa normativa, che riconosca che tutti i prodotti derivati dalla canapa industriale, senza distinzione tra prodotti a base di semi o a base di infiorescenze, non sono da considerarsi stupefacenti", e di "inserire la cannabis sativa, in tutte le sue parti, incluse le infiorescenze, nell'elenco delle piante officinali". Infine, si impegna il Governo a "non assoggettare a monopolio di Stato il mercato delle infiorescenze di canapa industriale".
 
Di tenore del tutto opposto la risoluzione a prima firma Maria Teresa Bellucci (FdI). La richiesta al Governo qui è di che tutti i prodotti derivati dalla canapa sativa, a base di infiorescenze, non possano essere utilizzati nella preparazione di alimenti e cosmetici e che si escluda la produzione delle infiorescenze, qualunque sia il loro contenuto percentuale di Thc. Si chiede dunque di adottare una normativa affinché i prodotti derivati dalla canapa industriale, a base di infiorescenze, siano da considerarsistupefacenti. Si propone dunque il divieto di importazione e commercializzazione della canapa a basso contenuto di Thc a fini ricreativi, nonché a sanzionare penalmente l'istigazione all'uso di droghe, e bloccare la vendita dei prodotti a base di basso contenuto di Thc. Infine, vengono proposte campagne informative per il contrasto a tutte le droghe legali e illegali, compresa la cannabis.
 
Arriviamo così alla risoluzione a prima firma Susanna Cenni (Pd) che imegna il Governo ad unariorganizzazione organica della materia al fine di garantire a tutti gli operatori del settore norme certe entro cui operare, e di costituire un "tavolo di Filiera al fine di favorire il reale sviluppo di intese di filiera sia per quanto riguarda le produzioni alimentari, sia quelle tessili, sia quelle impiegate nel settore della bioingegneria". Si richiede, inoltre, condecreto del Ministero della salute, di individuare i livelli massimi di residui di Thc ammessi negli alimenti e di adottare una iniziativa normativa "per la modifica della legge n. 242 del 2016 che introduca elementi di chiarezza circa le modalità di coltivazione e di riproduzione della canapa". Si impegna inoltre il Governo a convocare un tavolo istituzionale con le associazioni di categoria, imprenditoriali e commerciali, per regolamentare e definire la commercializzazione delle inflorescenze di cannabis sativa.
 
Infine, la risoluzione a prima firma Michela Rostan (Leu) invita il Governo, tra le altre cose, a definire un limite di concentrazione di Thc che sia coerente con la legge n. 242 del 2016, evitando così che i commercianti siano passibili di vendita di sostanze stupefacenti; istituire un tavolo di confronto con la partecipazione delle associazioni imprenditoriali e commerciali al fine di definire, entro un determinato periodo, la commercializzazione delle infiorescenze di cannabis sativa light; adottare iniziative per accertare, stante il parere del Consiglio superiore di sanità, in maniera chiara e scientifica l'eventuale pericolosità per la salute umana derivante dalla vendita di prodotti contenenti infiorescenze di canapa a basso contenuto di Thc.
 
Giovanni Rodriquez

Fonte: quotidianosanità.it

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